Trauma, emozioni e corpo

Regolazione emotiva: quando è difficile restare dentro ciò che si prova.

Regolare non significa reprimere le emozioni o controllarle perfettamente. Significa poter riconoscere uno stato, attraversarlo e recuperare margine di scelta. Questa possibilità ha una storia: può essere costruita, sostenuta, messa in crisi e trasformata nel corso della vita.

Comprendere

Le difficoltà di regolazione possono avere storie diverse.

A volte una capacità già presente viene messa in crisi; altre volte alcune possibilità regolative non hanno potuto consolidarsi pienamente.

Per alcune persone esperienze traumatiche o fortemente sopraffacenti possono destabilizzare modalità di regolazione che prima erano sufficientemente disponibili: segnali di pericolo riattivano rapidamente allarme, immobilità, distanza o altre risposte che restringono il margine di scelta.

In altre storie, invece, nelle relazioni di attaccamento significative possono essere mancate esperienze sufficienti di contenimento, modulazione e regolazione condivisa. Alcune modalità più flessibili, creative e costruttive possono allora non essersi consolidate pienamente, mentre altre strategie diventano necessarie per adattarsi a ciò che era disponibile.

Spesso queste traiettorie si intrecciano. Le stesse manifestazioni possono quindi avere storie e funzioni differenti: comprendere come si è costruito quel modo di regolarsi è spesso più utile che attribuirgli subito un’unica spiegazione.

L’attivazione

La disregolazione non ha una sola forma.

In alcuni momenti prevalgono allarme e mobilizzazione; in altri spegnimento e immobilità. Le risposte di attivazione e di spegnimento non sono sempre nettamente separate: possono alternarsi rapidamente e, in alcuni momenti, anche coesistere.

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Iperattivazione

Ansia, paura, irritabilità, accelerazione dei pensieri, tensione o bisogno di controllare possono comparire rapidamente. L’energia sale e diventa difficile ritrovare una sensazione sufficiente di sicurezza e possibilità di scelta.

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Ipoattivazione e spegnimento

Può prevalere una riduzione dell’energia e della presenza, con ottundimento, immobilità, vuoto o difficoltà a sentire. Anche lo spegnimento può avere una funzione protettiva quando restare pienamente in contatto con l’esperienza sarebbe troppo intenso.

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Stati misti

A volte forte attivazione interna e blocco possono comparire insieme: agitazione senza possibilità di agire, allarme accompagnato da immobilità o una sensazione di essere contemporaneamente accelerati e spenti.

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Oscillazioni

Alcune persone passano rapidamente da un forte allarme a una condizione di distacco o spegnimento. La difficoltà non riguarda soltanto l’intensità dello stato, ma anche la possibilità di modularlo e attraversarlo senza essere trascinati da un estremo all’altro.

Il corpo

Il corpo segnala quando il margine di scelta si restringe.

Respiro, postura, tensione, energia, orientamento e impulsi d’azione partecipano al modo in cui percepiamo sicurezza, minaccia e possibilità di rispondere. Imparare a coglierli può aiutare a riconoscere prima uno stato, non a trasformare ogni sensazione in qualcosa da controllare.

Segnali precoci

Respiro, tensione, calore, freddo, peso, agitazione o cambiamenti nell’attenzione possono precedere una consapevolezza più chiara dell’emozione.

Orientamento

Riconoscere dove ci si trova, che cosa sta accadendo ora e quali possibilità sono disponibili può aiutare a distinguere il presente da ciò che il corpo sta anticipando.

Impulsi e azione

Avvicinarsi, allontanarsi, immobilizzarsi, proteggersi o cercare aiuto possono essere tendenze corporee importanti da comprendere, non soltanto comportamenti da correggere.

Recupero

Regolarsi comprende anche poter tornare, dopo un’attivazione, a una condizione più stabile. Non richiede calma permanente, ma maggiore possibilità di movimento tra stati diversi.

Lo stesso segnale può avere funzioni diverse in persone diverse. Il punto non è controllarlo automaticamente, ma imparare a riconoscere che cosa sta annunciando e quali possibilità apre o restringe in quel momento.

Regolarsi insieme

La regolazione si costruisce anche nella relazione.

Durante lo sviluppo molte capacità di riconoscere ciò che si prova, ritrovare sicurezza e attraversare emozioni intense vengono inizialmente sostenute dalla relazione con chi si prende cura del bambino. Si parla di eteroregolazione e coregolazione: la presenza, la voce, lo sguardo e la risposta dell’altro contribuiscono a modulare l’esperienza.

Nel tempo alcune di queste funzioni possono essere progressivamente interiorizzate e sostenere l’autoregolazione. Quando invece l’altro è stato poco disponibile, imprevedibile o a sua volta fonte di allarme, alcune persone possono aver imparato a regolarsi soprattutto attraverso il controllo, l’autosufficienza, la distanza o altre strategie che, in quel contesto, hanno avuto una funzione protettiva.

Questo non significa diventare completamente autosufficienti. Anche nell’età adulta la possibilità di ritrovare una maggiore stabilità può essere favorita da relazioni sufficientemente sicure. Regolarsi significa anche poter appoggiarsi alla presenza dell’altro quando serve, senza dipenderne rigidamente né essere costretti a farne sempre a meno.

Strategie di sopravvivenza

A volte ciò che oggi fa male è stato il modo trovato per reggere.

Controllo, evitamento, isolamento, compiacenza o autosufficienza possono diventare modi per ridurre un’attivazione difficile da sostenere. In alcune storie anche l’uso di alcol o altre sostanze, condotte alimentari disfunzionali, dipendenze o altri comportamenti dannosi possono assumere una funzione regolativa: attenuare un’angoscia intollerabile, spegnere un’attivazione eccessiva, sentirsi presenti oppure prendere distanza da ciò che si prova.

Riconoscerne la funzione non significa considerarli innocui o minimizzarne i rischi e le conseguenze. Significa comprendere perché una strategia possa essere molto difficile da lasciare: può essere stata, con le risorse disponibili in una certa fase della vita, il modo che la persona è riuscita a trovare per continuare a funzionare o semplicemente per reggere.

La regolazione di sopravvivenza privilegia spesso ciò che permette di attraversare il presente, anche quando il prezzo nel medio e lungo periodo è molto alto.

Il lavoro in psicoterapia

Il cambiamento non consiste soltanto nel togliere una strategia, ma nel costruire alternative.

Una regolazione più flessibile non significa essere sempre calmi o non avere più bisogno di proteggersi. Significa disporre di un repertorio più ampio: poter riconoscere ciò che accade, modulare lo stato, chiedere sostegno, agire o fermarsi, avvicinarsi o prendere distanza con maggiore libertà rispetto al passato.

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Comprendere la funzione

Prima di togliere una risposta è importante capire che cosa permette di fare: attenuare, spegnere, tenere a distanza, proteggere, sentirsi presenti o mantenere una relazione. Questo aiuta a non trattare il comportamento come qualcosa di isolato dalla storia della persona.

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Costruire nuove possibilità

Il lavoro terapeutico può sostenere modalità più flessibili, creative e costruttive di regolazione, aumentando le possibilità disponibili quando qualcosa attiva paura, rabbia, vergogna, vuoto o bisogno di protezione.

Non sempre si tratta di riparare qualcosa che si è danneggiato. A volte la terapia aiuta a costruire, dentro una relazione sufficientemente sicura e affidabile, ciò che non ha avuto condizioni sufficienti per svilupparsi.

La relazione terapeutica può avere una funzione riparativa quando permette di vivere in modo diverso esperienze relazionali già note; in altre situazioni può diventare un luogo in cui sperimentare e costruire per la prima volta modalità di regolazione più stabili, che nel tempo possono diventare sempre più proprie.

Quando indicato, il percorso può integrare attenzione al corpo, psicoterapia sensomotoria, EMDR, mindfulness o altri strumenti all’interno di una psicoterapia più ampia. La tecnica viene scelta in funzione della persona, del momento del percorso e delle risorse disponibili.

Il primo passo

Iniziare da un primo colloquio

Non è necessario sapere già con precisione quale percorso intraprendere o riuscire a spiegare perfettamente ciò che sta accadendo. Il primo incontro serve a comprendere la richiesta e valutare insieme se una psicoterapia possa essere utile.

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