Studio di Psicologia a Milano

EMDR, Cos'è e a cosa serve ?

Esperienze traumatiche e stress possono indurre importanti cambiamenti nelle reti neurali ma sappiamo che l’EMDR favorisce un progressivo equilibrio neurofisiologico ed una risoluzione del trauma. Risultato di una terapia EMDR non è la dimenticanza o la rimozione delle esperienze traumatiche, bensì una rinnovata capacità dell’individuo di entrare in relazione esse senza che queste vadano ad influenzare negativamente la dimensione del presente.
L’EMDR (acronimo di Eyes Movement Desensitization and Reprocessing) è un approccio psicoterapeutico molto efficace nel trattamento di disturbi conseguenti a eventi traumatici o fortemente stressanti. Le problematiche cliniche per le quali viene generalmente applicato sono: attacchi di panico, agorafobia, traumi infantili o esperienze avverse durante l’infanzia (come abuso psicologico o fisico, trascuratezza, umiliazione ecc.), difficoltà di apprendimento, disturbo di personalità, disturbi ossessivi, disturbi alimentari, disturbi somatici, abuso sessuale. Accade di frequente che eventi di vita come incidenti, malattie, lutti, situazioni intensamente stressanti e prolungate nel tempo, abusi fisici o emotivi subiti o dei quali si è stati testimoni, possano lasciare un segno nella nostra vita e influenzarla anche a distanza di molti anni dall’avvenimento.

L’EMDR è un approccio completo che utilizza i movimenti oculari e altre forme di stimolazione ritmica per trattare disturbi legati ad esperienze passate e a disagi del presente. Sembra infatti che la stimolazione bilaterale vada ad attivare il sistema innato di elaborazione dell’informazione e i meccanismi di immagazzinamento nella memoria.
L’EMDR serve a riattivare le reti mnestiche in cui sono immagazzinate le informazioni degli eventi traumatici, facilitare i processi associativi e di risoluzione/digestione degli eventi andando a trasformare l’impatto sul pensiero, sulle emozioni e sulle sensazioni fisiche connesse agli eventi del passato e collegate associativamente ai disturbi attuali.
Anche se è passato molto tempo dall’evento traumatico può avvenire che una parte dell’individuo rimanga come incastrata/intrappolata all’episodio, che continua a influire sulle emozioni, sulle convinzioni profonde su di sé a livello corporeo/somatico. Dobbiamo allo stesso tempo come spesso non ci riferiamo ad un solo evento traumatico ma a più eventi o ad un clima traumatico cumulativo protratto nel tempo.
Gli psicologi clinici, indipendentemente dalla scuola di appartenenza, sono concordi con l’idea che la maggior parte dei disturbi dei pazienti sono legati all’impatto di esperienza avute nei primi anni di vita. L’approccio EMDR, attraverso l’utilizzo di protocolli strutturati e semi strutturati, guida lo psicoterapeuta nell’utilizzo di un metodo anamnestico per indagare: la storia del paziente per capire quali esperienze nei primi anni di vita possano contribuire allo sviluppo della sintomatologia attuale, quali sono i fattori presenti che abbiano attivato o provocano il disturbo, ciò di cui può avere bisogno il paziente nel futuro. L’approccio EMDR permette di individuare quegli episodi connessi alle attuali convinzioni negative del paziente come, ‘sono in pericolo, ‘non vado bene’, ‘sono un fallito, ‘sono uno stupido, ‘non valgo niente, ‘non posso fidarmi di me stesso’, ‘non merito di essere amato’, ‘sono colpevole, ecc. e una volta individuati diventa possibile ‘entrarci’ andando a lavorare in modo trasformativo e adattivo su emozioni, sentimenti, memoria. Si pensa infatti che le esperienze che forniscono supporto alla patologia attuale siano state immagazzinate e conservate senza essere state elaborate a sufficienza

Cosa significa elaborare?

Francine Shapiro lo spiega così: ‘Quando è possibile far direttamente risalire le reazioni e i comportamenti negativi del presente a un ricordo passato, si parla di ricordi non elaborati, vale a dire immagazzinati nel cervello e nelle reti neurali in modo da contenere ancora le emozioni, le sensazioni fisiche e le convinzioni sperimentate in un momento precedente della vita’. Facciamo un piccolo esempio: Sara è una giovane donna, realizzata e intelligente ma ogni volta che si fidanza inizia a comportarsi in modo pressante ed appiccicoso contribuendo così a venire lasciata. Questo la porta a piangere disperata, a stringere le gambe del fidanzato mentre lo supplica di non lasciarla. La terapia gradualmente porta ad individuare un ricordo del passato quando aveva sei anni: c’era un violento temporale e lei si trovava al secondo piano dell’abitazione in cui viveva con i genitori. Era molto spaventata e si mise a gridare e piangere attendendosi che i genitori, che in quel momento erano in cucina, le venissero in aiuto. Ma il rumore del temporale copriva i richiami della bambina che non fu sentita e alla fine, esausta e spaventata si addormentò. Sara in quella occasione provò uno spavento molto intenso pensando di essere in pericolo e quando chiamò i genitori, essi non vennero e questo contribuì a farle credere che, nel caso avesse avuto veramente bisogno dei genitori questi la avrebbero abbandonata. Questo ricordo, immagazzinato nel cervello con tutta l’intensità della paura provata a sei anni, viene riattivato senza che Sara se ne renda conto, ogni volta che un fidanzato la lascia. In quel momento Sara smette di funzionare come una ragazza matura e realizzata ma come una bambina piccola e spaventata lasciata al buio. Temporale e rottura sono in lei entrambi associati nel suo cervello a solitudine, abbandono e attivano in lei un vissuto di pericolo È in casi come questi che diciamo che la persona non ha elaborato quello che le è successo. La terapia EMDR ha come obiettivo i ricordi non elaborati che contengono emozioni, sensazioni e convinzioni negative. L’attivazione del sistema di elaborazione delle informazioni presente nel cervello consente di digerire i vecchi ricordi: il paziente impara a dare nuovo significato a ciò che è utile e a scartare ciò che è inutile e il ricordo viene nuovamente immagazzinato in modo da non nuocere più. Nel caso di Sara il lavoro terapeutico si concentrò sul ricordo del temporale e allo stesso tempo sulle sensazioni di solitudine e di pericolo. Una volta elaborato il ricordo e le sensazioni ad esso connesse, le sensazioni infantili di terrore sparirono e vennero sostituite da un nuovo senso di incolumità e dalla convinzione che come adulta avrebbe saputo prendersi cura di sé. Al contempo questo la portò a fare scelte differenti in campo sentimentale. L’EMDR agisce proprio sugli eventi “bloccati”, riattivandone l’elaborazione.

Va detto che spesso una terapia non si risolve nell’elaborazione di un ricordo solo e, nella maggior parte dei casi, le esperienze e i ricordi da elaborare sono diversi, come avviene nelle situazioni di violenza, abuso, trascuratezza, maltrattamento e clima familiari traumatico. Se spesso le esperienze dolorose vengono naturalmente digerite, avviene con una certa frequenza che questo meccanismo naturale di auto-guarigione si blocchi, impedendo la naturale elaborazione del trauma. In questo caso, le informazioni relative all’evento stressante non si integrano con il resto delle esperienze, ma rimangono “intrappolate” nel cervello con le immagini, i suoni, gli odori, i pensieri, le emozioni e le sensazioni corporee che sono state vissute al momento dell’evento e, quindi, l’elaborazione si blocca. È come se l’esperienza stressante non potesse essere “digerita”, non potesse essere trasformata in un normale ricordo e, quindi, provoca sofferenza psicologica. E’ bene ricordare come l’EMDR sia considerato dall’OMS -organizzazione mondiale della sanità – come una delle tecniche di elezione per il trattamento del disturbo post traumatico da stress e come sia un approccio evidence-based e quindi con molta ricerca e dati alle sue spalle che ne supportano e dimostrano l’efficacia. E’ importante anche ricordare che EMDR non significa semplicemente muovere le dita come anche addetti ai lavori poco esperti nel campo possono immaginare ma certo viene fatto anche quello. Durante l’EMDR e mentre si lavora su un determinato evento, parte della personalità o difesa, vengono fatte delle stimolazioni bilaterali degli emisferi cerebrali (attraverso movimeti oculari, tapping/tamburellamento alternato sul dorso della mani, stimoli sonori) così da aumentare processi associativi e integrativi, ovvero favorire lo sviluppo delle connessioni neurali tra diverse aree del cervello implicate nell’evento traumatico, favorendo una elaborazione adattiva delle informazioni al servizio di un maggiore benessere. L’EMDR, perché venga svolto in sicurezza, deve essere praticato solo da terapeuti esperti e formati che sappiano rispettare le difese di evitamento, la separazione in parti della personalità così da rendere il lavoro sul trauma un processo costruttivo e risolutivo e non un evento ulteriormente traumatizzante. Nel corso di molti anni dalla nascita dell’EMDR sono stati fatti molti progressi in grado di declinare l’utilizzo dell’EMDR sia a traumi semplici o specifici limitati nel tempo, sia al trattamento del trauma complesso come abusi o trascuratezza subiti nell’infanzia e protrattisi per molto tempo. Le persone con trauma o disturbo traumatico dello sviluppo complesso sono coloro che portano le tracce più profonde nel sistema credenze, emozioni, sensazioni e necessitano più pazienza e tempo per poter apprezzare i benefici del trattamento terapeutico. Fortunatamente è possibile lavorare e trasformare anche situazioni particolarmente gravi.