Ansia - Angoscia

L'ansia può venire assimilata all'angoscia, anche se alcuni identificano l'ansia per riferirsi alla forma affettiva funzionale al conseguimento di obiettivi mentre l'angoscia allo stato patologico o debilitante. Distinzione utile al clinico è quella tra l'ansia come affetto avvertito psichicamente e l'angoscia come l'espressione dell'ansia sentita in forma corporea e a cui l'individuo fatica a dare nome. Qui non faremo distinzione e considereremo ansia e angoscia come quell'evento psichico o corporeo minaccioso che mette in allarme l'individuo. A differenza della paura legata a qualcosa di determinato, l'ansia può non riferirsi a qualcosa di preciso e identifica un segnale di pericolo, consapevole o inconscio, che si verifica quando un individuo formula il giudizio che la situazione attuale che si trova ad affrontare somiglia ad una spiacevole situazione incontrata nel passato: per esempio, una donna cresciuta con un padre particolarmente irritabile quando lei non raggiungeva i risultati attesi, nell'affrontare il suo lavoro, può farlo con la forte preoccupazione il capo possa non essere contento dei risultati da lei conseguiti, sollecitando di conseguenza nel superiore risposte simili a quelle passate. L'inquietudine della donna in questione è costante, non riesce a staccare, fatica a prendere sonno, pensa al lavoro con continua preoccupazione, tende a porsi nei confronti del capo in modo indisposto, si attende irritazione da quest'ultimo come rappresentante di una relazione genitoriale passata. Spesso i vissuti connessi alle relazioni traumatiche del passato portano gli individui a fare previsioni irrealistiche circa le proprie relazioni presenti che, tuttavia, vengono guidate, spesso senza che l'individuo se ne renda conto, da quanto avvenuto un tempo. Da qui l'accentuarsi del rischio di compromettere anche relazioni potenzialmente buone.

Più in generale l'ansia concerne preoccupazioni per problemi quotidiani come salute, denaro, relazioni, problematiche familiari: è una cosa comune e non patologica fino a quando l'ansia non diventa intensa, duratura, non giustificata o non è possibile far fronte alle limitazione che l'ansia favorisce. Possiamo parlare di disturbo d'ansia generalizzato quando l'individuo soffre per almeno sei mesi e per la maggior parte della giornata di eccessiva ansia e preoccupazione: i sintomi provati sono irritabilità, senso di fatica, difficoltà di concentrazione, irrequietezza, tensione muscolare, disturbi del sonno (secondo il DSM - Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali).

L'ansia è il primo degli affetti a cui l'individuo si trova a fare fronte e in genere sono i genitori a permettere un contenimento dello stato di disperazione interna. Se in alcuni casi gli strumenti interni disponibili per farvi fronte sono di aiuto al contenimento e alla trasformazione dello stato affettivo, in altri casi, e per molte ragioni, l'Io del soggetto si trova assalito da afflussi pulsionali non imbrigliabili che lo gettano in uno stato d'angoscia profonda. Per farvi fronte spesso gli individui sviluppano nevrosi isteriche, ossessive, fobiche e ricorrono all'abuso di attività o sostanze col tentativo di spegnere i sintomi provati e come modalità di auto-terapia, tuttavia intossicante, che tende a incrementare anziché fa diminuire il sintomo ansiogeno provato. I sintomi infatti, per quanto debilitanti, vanno considerati come modalità difensive inconsce che l'organismo organizza per far fronte all'angoscia: quando l'organizzazione difensiva è molto serrata come nel caso di una fobia specifica o di una nevrosi ossessiva la persona non prova angoscia. Capita così che durante un trattamento terapeutico per far fronte ai sintomi del paziente emergano stati d'ansia che tuttavia nel corso terapia possono venire trasformati in modo maturo e non sintomatologico. All'interno dei disturbi d'ansia vanno inclusi gli attacchi di panico, l'agorafobia, la fobia sociale e altre fobie specifiche , il disturbo ossessivo compulsivo, il disturbo post-traumatico da stress ed altri di cui tuttavia reputo opportuno occuparmi in altre sezioni per le loro specificità. Va sottolineato come i clinici orientati dal punto di vista psicodinamico identificano l'ansia e l'angoscia alla base di tutti i sintomi psicopatologici e va posta attenzione nel differenziare il pericolo potenziale, dal pericolo presente, la valutazione del pericolo dalla risposta del pericolo stesso, e la risposta adattiva ad un pericolo reale da una risposta ansiosa in cui il sistema attacco/fuga è attivato dall'aspettativa di una catastrofe. Nel considerare il disturbo d'ansia, possiamo rilevare come spesso le persone soffrano di ansie pervasive, croniche, invalidanti e proprio per questo, risulta opportuno trattare il disturbo d'ansia prendendo in considerazione non soltanto il sintomo in sé, quanto l'intera personalità dell'individuo, le sue esperienze attuali e la storia passata così da contestualizzare e affrontare in modo più articolato la sintomatologia e aiutare il paziente che ne è portatore. I tipi di angoscia possono essere molteplici e a certi livelli normali o tollerabili, ma quando sono costanti e intensi finiscono per costituire un disturbo psichico di cui occuparsi in psicoterapia. I dati indicano che l'incidenza dei disturbi d'ansia nelle donne è di due volte superiore a quella presente negli uomini: a questo sono connessi, fattori ormonali, sociali, culturali e anche una maggiore predisposizione da parte delle donne a poterne parlare in quanto meno restie a poter mostrare le proprie fragilità. Se l'angoscia può risultare in alcuni casi un segnale che permette agli individui di connettere una esperienza passata ad una presente in una modalità che guida in modo favorevole l'individuo permettendogli di conseguire con più facilità e minori rischi i propri obiettivi, in altri casi, nel momento in cui questa connessione è erronea o del tutto non identificabile, rischia di favorire l'isolamento, l'evitamento dell'esperienza, la crescita e il conseguimento dei proprio obiettivi di vita. Proprio per questo risulta opportuno riconoscerla e connettere, nell'ambito protetto della psicoterapia, esperienze cognitive ed emotive che sempre caratterizzano l'ansia.